Si è concluso con un primo segnale di apertura della proprietà l’incontro tra i vertici di Radici Chimica e i rappresentanti dei lavoratori, assistiti dalle organizzazioni sindacali di categoria, nella sede di Confindustria a Novara. Il confronto ha affrontato sia il tema retributivo sia le conseguenze del piano di riorganizzazione annunciato per lo stabilimento di via Fauser, controllato dallo scorso maggio dal fondo d’investimento statunitense Lone Star.
Il nodo degli aumenti contrattuali
Il primo punto sul tavolo riguardava il mancato riconoscimento degli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale della chimica per circa il 25% dei dipendenti. L’azienda aveva deciso di assorbire gli incrementi riducendo, in busta paga, la quota dei superminimi individuali. Una scelta contestata dai sindacati, che l’avevano indicata come condizione pregiudiziale per proseguire la trattativa.
Di fronte alla posizione dei lavoratori, la dirigenza ha accettato di non applicare l’assorbimento. Gli aumenti previsti dal contratto nazionale saranno quindi erogati regolarmente insieme al superminimo, con il ripristino integrale delle quote interessate. Il risultato rappresenta il primo elemento concreto emerso dal confronto, ma non chiude la vertenza complessiva.
Occupazione e sicurezza del sito
Sul piano occupazionale, gli esuberi annunciati sono scesi da 140 a 125 su un organico complessivo di 287 persone. La riduzione è legata a dinamiche avvenute nell’ultimo mese: circa otto contratti interinali non sono stati rinnovati e altri dipendenti hanno lasciato l’azienda dopo aver maturato i requisiti per il pensionamento. I posti ancora a rischio restano dunque numerosi e costituiscono il principale motivo di preoccupazione per le rappresentanze dei lavoratori.
A pesare è anche la composizione anagrafica del personale. Solo il 30% dei dipendenti ha meno di 50 anni, mentre il 50% ha un’età compresa tra 50 e 60 anni e il restante 20% supera i 60 anni. Il 70% dei lavoratori ha più di 50 anni, una condizione che rende più complessa un’eventuale ricollocazione esterna e alimenta il timore di creare una platea di esodati, cioè persone vicine alla conclusione della carriera ma non ancora nelle condizioni di accedere alla pensione.
Per ridurre l’impatto della riorganizzazione, le parti stanno valutando strumenti di accompagnamento alla pensione per il personale più anziano, il ricorso agli ammortizzatori sociali e possibili percorsi di ricollocazione interna. I sindacati hanno invece espresso scetticismo sull’ipotesi di internalizzare alcuni servizi oggi affidati in appalto, tra cui mensa e pulizie, ritenendo che tali mansioni non siano coerenti con il profilo dei lavoratori specializzati nel settore chimico.
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della sicurezza dello stabilimento dopo lo spegnimento degli impianti di acido nitrico e adipico. Nei serbatoi del sito risultano ancora stoccate 470 tonnellate di ammoniaca. La proprietà ha confermato l’intenzione di procedere allo svuotamento, ma l’operazione resta subordinata al rilascio dei permessi necessari da parte dei vigili del fuoco.
Il segretario generale di Filctem Cgil Novara, Cristian Bertuletti, ha spiegato che il sindacato è tornato al tavolo con l’obiettivo di affrontare i problemi e non di svolgere un ruolo formale. Lo stato di agitazione resta aperto, perché i posti a rischio non sono stati eliminati e il negoziato appare ancora complesso. Il prossimo incontro tra azienda e organizzazioni dei lavoratori è fissato per 8 settembre.