Un segnale luminoso nel centro di Novara richiamerà l’attenzione sull’importanza di garantire cure sicure, tempestive e accessibili. Nella notte tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre, la Cupola di San Gaudenzio sarà illuminata di arancione, il colore scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità per l’ottava Giornata mondiale della sicurezza dei pazienti.
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Novara e accompagna l’adesione dell’ospedale Maggiore della Carità alla campagna globale 2026. Il tema individuato per questa edizione riguarda le malattie non trasmissibili, tra cui patologie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie croniche e diabete.
La continuità del percorso assistenziale
La campagna pone l’accento sulla necessità di tutelare in modo continuativo le persone che convivono con patologie croniche. La sicurezza del paziente, secondo l’impostazione dell’iniziativa, non si esaurisce nel singolo ricovero, ma richiede un coordinamento tra le diverse fasi dell’assistenza: dalla diagnosi alla gestione della politerapia, fino al passaggio dall’ospedale alle cure domiciliari.
Per accompagnare la ricorrenza, la direzione sanitaria dell’ospedale novarese ha predisposto l’affissione di manifesti informativi negli accessi delle proprie strutture. Sono stati inoltre presentati diversi progetti clinici rivolti alla presa in carico e al monitoraggio dei pazienti, con attività sviluppate in più reparti e presidi.
I progetti dei reparti e dei servizi
Tra le iniziative figurano i protocolli per la prevenzione del delirium negli anziani, attivati dalla Medicina Interna 1, e le revisioni dei casi clinici svolte nel presidio di Galliate. Sono previsti anche percorsi multidisciplinari dedicati alla gestione della disfagia, con l’obiettivo di coordinare le competenze necessarie lungo il percorso assistenziale.
Completano il quadro i servizi di follow-up in televisita curati dalla terapia del dolore e le agevolazioni per l’accesso ai trattamenti ematologici attraverso l’accoglienza di Casa Ail. Tra i progetti citati c’è anche Intercoach, sviluppato con l’Università del Piemonte Orientale per monitorare i pazienti con più di 65 anni dopo le dimissioni da ricoveri legati all’insufficienza cardiaca.