Diritti e cura

A Borgomanero un confronto sulla salute delle donne con disabilità

L’appuntamento del 27 novembre riunirà esperti, associazioni e istituzioni per discutere accessibilità, prevenzione e percorsi ginecologici.

A Borgomanero un confronto sulla salute delle donne con disabilità

Ambulatori non accessibili, attrezzature inadeguate e percorsi sanitari non sempre calibrati sulle esigenze individuali possono rendere più difficile, per le donne con disabilità, l’accesso alla prevenzione e alle cure ginecologiche. Il tema sarà al centro del convegno Donne, disabilità e salute, in programma venerdì 27 novembre 2026 alle 20.30 al Teatro Rosmini di Borgomanero.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire un confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni e cittadinanza sulle barriere fisiche, culturali e informative che ancora ostacolano la piena tutela della salute femminile. A organizzare l’appuntamento è il Soroptimist International d’Italia – Club Alto Novarese, in collaborazione con il Comune di Borgomanero, l’Associazione Pronefropatici Fiorenzo Alliata, UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare e ASL Novara.

Dalla doppia discriminazione all’invisibilità

Il convegno prenderà avvio dall’analisi della condizione delle donne che vivono una doppia discriminazione, legata al genere e alla disabilità. Pregiudizi e stereotipi possono finire per oscurarne la dimensione affettiva, sessuale, familiare e professionale, con conseguenze anche sulla possibilità di accedere a visite, screening e servizi adeguati.

Ad affrontare questo aspetto sarà Anna Gioria, giornalista originaria del territorio e impegnata nella promozione dei diritti delle persone con disabilità. La serata sarà introdotta dai saluti istituzionali e proseguirà con l’intervento di Stefania Pedroni, presidente nazionale UILDM, che parlerà del rapporto tra disabilità, salute, sessualità e maternità, soffermandosi sulle difficoltà di accesso ai percorsi ginecologici.

Esperienze e prospettive per il territorio

UILDM presenterà anche le attività sviluppate dal proprio Gruppo Donne, tra cui il censimento sull’accessibilità degli ambulatori ginecologici italiani e il progetto Sessualità, maternità, disabilità. Accanto alle criticità saranno illustrate alcune esperienze considerate utili per individuare soluzioni concrete.

Cristina Biglia presenterà l’ambulatorio Fior di Loto dei Consultori Familiari della ASL Città di Torino, mentre Paola Castagna illustrerà il modello dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. Al centro vi saranno l’organizzazione di percorsi dedicati, la formazione del personale, l’approccio multidisciplinare e la collaborazione tra servizi territoriali, strutture ospedaliere e terzo settore.

Una parte del confronto sarà dedicata alla realtà locale. Alberto Arnulfo, direttore della Ginecologia dell’ASL Novara, interverrà sulla situazione dell’Ospedale di Borgomanero e sulle possibili prospettive di miglioramento. Parteciperà anche Stefano Cusinato, direttore della Struttura complessa di Nefrologia dell’ASL Novara e presidente dell’Associazione Pronefropatici Fiorenzo Alliata. A moderare sarà Ruggiero Corcella, giornalista del Corriere della Sera – Corriere Salute.

Nel corso della serata sarà richiamato anche il progetto di acquisizione di un lettino ginecologico dedicato alle donne con disabilità. L’iniziativa, sostenuta dall’associazione e dal territorio, viene presentata come un intervento concreto per migliorare l’accesso alla prevenzione e alle cure. Arabella Fontana, direttore medico del Presidio ospedaliero di Borgomanero, illustrerà inoltre il percorso di umanizzazione della presa in carico della fragilità, attivo da dodici anni nella struttura.

Il confronto coinvolgerà anche la direzione dell’ASL Novara. Il direttore generale Angelo Penna sottolinea la necessità di costruire una sanità capace di mettere al centro la persona, superando non soltanto le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali e organizzative. Il messaggio conclusivo dell’incontro è che l’accessibilità dei servizi ginecologici debba essere parte integrante della qualità dell’assistenza e del rispetto dell’autodeterminazione di ogni donna.