Vito Dolce e Carmen Marotta, genitori del neonato di sette mesi morto dopo un ricovero ospedaliero, sono stati rinviati a giudizio. La decisione è stata presa dal Gup Bartolomeo Romanelli al termine dell’udienza preliminare svolta a Novara il 20 agosto. Il dibattimento è stato fissato per il 13 novembre davanti alla Corte d’Assise.
Le contestazioni
Il giudice ha confermato tutti i capi d’imputazione contestati alla coppia, compresa l’aggravante legata al decesso del figlio. I reati ipotizzati sono maltrattamenti contro familiari con morte del minore, lesioni personali aggravate, elusione dell’esecuzione di un provvedimento del giudice e sottrazione e trattenimento di minore all’estero.
Gli avvocati Lorenzo Sozio e Leopoldo Catena avevano contestato la tenuta dell’aggravante. Secondo la difesa, il profilo non sarebbe sostenibile perché, nella lettura dei legali, sarebbe stato sconfessato dallo stesso Gip di Novara. Pur disponendo la misura cautelare, il Gip avrebbe infatti escluso il nesso causale tra le percosse ipotizzate e la morte del bambino. La posizione della coppia sarà ora esaminata nel corso del dibattimento.
Il procedimento per i nonni
Un’udienza preliminare distinta riguarda i nonni del piccolo, genitori di Dolce e Marotta. Anche nei loro confronti vengono contestati la sottrazione e il trattenimento di minore all’estero e la mancata esecuzione di un provvedimento del giudice. Per loro l’udienza è stata fissata per il 29 settembre.
La morte del bambino risale al novembre 2024, quando il piccolo è deceduto dopo essere stato ricoverato in ospedale. In base agli accertamenti medico-legali riportati nell’inchiesta, il decesso sarebbe stato provocato da un’insufficienza respiratoria acuta conseguente a traumi al capo e a una forte compressione del torace, subiti nei giorni precedenti.
I due genitori erano stati arrestati dai carabinieri nei mesi scorsi in Svizzera, dove si erano trasferiti insieme alla figlia primogenita. Per entrambi è stata confermata la custodia cautelare in carcere, nonostante la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori. Il rinvio a giudizio apre ora la fase processuale davanti alla Corte d’Assise.