Imprese locali

La guerra in Medio Oriente frena l’export piemontese

Confartigianato rileva un calo del 22% tra marzo e giugno nei comparti rivolti ai Paesi del Golfo.

La guerra in Medio Oriente frena l’export piemontese

La guerra in Medio Oriente sta avendo ripercussioni anche sulle micro e piccole imprese del Piemonte. Secondo i dati diffusi da Confartigianato Imprese Piemonte, tra marzo e giugno le esportazioni regionali verso l’area mediorientale, limitatamente ai settori con maggiore presenza di micro e piccole imprese, hanno registrato una flessione del 22%.

La contrazione nei comparti produttivi

Il calo ha interessato diversi comparti considerati strategici per l’economia piemontese: macchinari, industrie manifatturiere, apparecchiature elettriche, metallurgia, mobili e sistema pelle. Si tratta di filiere con una significativa esposizione ai mercati internazionali e che risentono quindi delle tensioni geopolitiche e del rallentamento della domanda.

Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, il dato non rappresenta soltanto una frenata congiunturale. La crisi, ha sottolineato, sta entrando direttamente nelle filiere produttive regionali. Il calo registrato nei quattro mesi di guerra mostra, secondo l’associazione, la pressione esercitata sulle attività di dimensione più ridotta, già alle prese con costi energetici elevati e maggiore incertezza.

I mercati del Golfo

Negli ultimi anni gli Emirati Arabi Uniti, insieme ad Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein, avevano costituito uno sbocco rilevante per le produzioni piemontesi ad alto valore aggiunto. La riduzione degli scambi con questi Paesi evidenzia la vulnerabilità delle aziende più piccole quando una crisi internazionale modifica rapidamente condizioni di domanda, approvvigionamento e accesso ai mercati.

Felici ha sostenuto la necessità di creare condizioni che permettano alle micro e piccole imprese di mantenere la presenza sui mercati esteri. La diversificazione delle destinazioni, secondo il presidente dell’associazione, non dovrebbe tradursi in un abbandono dei mercati mediorientali, ma in una maggiore capacità di presidiare più aree e di ridurre l’esposizione agli effetti delle crisi geopolitiche. L’obiettivo indicato è rafforzare la resilienza del Made in Piemonte e individuare nuove opportunità commerciali.