Da inizio estate sono state centinaia le richieste di intervento per incendi boschivi in Piemonte, con migliaia di ettari distrutti. Tra le aree più colpite c’è anche il Verbano-Cusio-Ossola. A richiamare l’attenzione sulla necessità di rafforzare le attività di prevenzione è Giorgio Uliana, presidente dell’Ordine interprovinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali del Piemonte.
Secondo Uliana, gli incendi non possono più essere considerati un fenomeno occasionale. In una regione dove il picco degli incendi boschivi si concentra storicamente nei mesi invernali e primaverili, l’estensione del rischio alla stagione estiva indica dinamiche più tipiche delle aree mediterranee. Temperature elevate, periodi siccitosi prolungati e minore disponibilità idrica rendono la vegetazione più vulnerabile e favoriscono la propagazione di roghi potenzialmente più intensi e difficili da controllare.
La prevenzione parte dalla gestione dei boschi
Le foreste piemontesi svolgono funzioni ambientali e territoriali rilevanti: proteggono il suolo, conservano la biodiversità, contribuiscono alla regolazione dell’acqua e del clima, assorbono carbonio e rappresentano una risorsa economica e paesaggistica. Per questo, sostiene l’Ordine, la prevenzione non può essere attivata soltanto durante l’estate o nelle fasi di emergenza, ma deve basarsi su una strategia continuativa.
Tra gli interventi indicati figurano la pianificazione forestale, la gestione sostenibile dei soprassuoli, la manutenzione della viabilità, la riduzione del materiale combustibile e l’impiego di strumenti innovativi. Daniele Poncino, dottore forestale e componente del consiglio direttivo dell’Ordine, ha spiegato che una gestione corretta non equivale semplicemente al taglio degli alberi, ma accompagna nel tempo l’evoluzione del bosco.
Attraverso i Piani forestali aziendali, la pianificazione territoriale e la progettazione degli interventi selvicolturali è possibile modificare la struttura dei popolamenti, ridurre l’accumulo di materiale secco e interrompere, quando necessario, la continuità della vegetazione con fasce tagliafuoco. Le operazioni, sottolinea Poncino, devono essere programmate prima dell’emergenza e adattate alle caratteristiche dei singoli territori.
Il fuoco prescritto tra gli strumenti disponibili
Tra le tecniche di prevenzione rientra anche il fuoco prescritto, previsto dalla pianificazione regionale piemontese e già utilizzato in diversi Paesi mediterranei. Si tratta di un uso controllato delle fiamme, effettuato in condizioni meteorologiche, ambientali e operative pianificate, per ridurre il carico di combustibile e limitare la possibilità che un incendio assuma dimensioni difficili da gestire.
La tecnica richiede competenze specialistiche, formazione, valutazioni precise e una direzione tecnica qualificata. Il dottore forestale può occuparsi della progettazione degli interventi, della valutazione degli effetti sul soprassuolo e della loro conduzione, sempre all’interno di un più ampio piano di gestione forestale.
Un ruolo rilevante è attribuito anche alla viabilità forestale. Una rete progettata e mantenuta in modo adeguato consente di raggiungere più rapidamente le aree interessate, curare la vegetazione e facilitare l’accesso dei mezzi antincendio e di soccorso, anche verso le superfici private. Uliana ha infine sollecitato le istituzioni a investire nella pianificazione, nella gestione attiva dei boschi, nella formazione specialistica e negli strumenti di prevenzione, con l’obiettivo di ridurre il rischio di incendi catastrofici e rafforzare la capacità del Piemonte di adattarsi ai cambiamenti climatici.