Feifan Jiang, direttore d’orchestra cinese di 25 anni, ha vinto la XIV edizione del Premio Cantelli, il concorso internazionale ospitato dal Teatro Coccia di Novara. La sua affermazione è stata accompagnata da numerosi riconoscimenti assegnati da giurie, musicisti e pubblico.
Il verdetto della competizione
Jiang ha conquistato il primo posto al termine della competizione. Il podio è stato completato dal giapponese Yuta Kobayashi, arrivato secondo, e dall’italiano Mauro Mariani, terzo classificato.
Al vincitore sono andati anche il Premio della Giuria della Critica, il Premio della Giuria delle Agenzie – Management, il Premio Giuria Giovani – Empatia e il Premio degli Amici del Teatro Coccia. A questi si è aggiunto il riconoscimento assegnato dai musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano.
Il risultato ha evidenziato, secondo quanto emerso nel corso del premio, sia la preparazione tecnica del giovane direttore sia la sua capacità di instaurare un rapporto immediato con gli interpreti e con il pubblico presente in sala.
Dalla tradizione cinese a Bach
Il percorso musicale di Jiang è iniziato durante l’infanzia. Tra i primi ricordi ci sono gli ascolti, a quattro o cinque anni, dei brani della tradizione popolare cinese, le cui melodie il bambino riproduceva a memoria al pianoforte. In seguito ha studiato l’organo elettronico e ha incontrato la musica di Johann Sebastian Bach.
Il direttore ha raccontato di aver percepito già allora la capacità della musica di mettere in comunicazione persone appartenenti a culture e periodi storici differenti, anche prima di conoscere lo stile barocco. Per Jiang, la direzione d’orchestra non è una dimostrazione di forza o una ricerca della perfezione fine a se stessa, ma uno strumento per creare una connessione tra le persone.
Appassionato di viaggi e delle culture locali, il vincitore ha spiegato di avere un rituale prima di salire sul podio: alcuni secondi di silenzio e preghiera per concentrarsi. Un gesto che, nelle sue parole, serve a ricordare l’importanza dell’umiltà e l’idea che la musica non appartenga al direttore, chiamato piuttosto a mettersi al suo servizio.