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Pasqua al Castello delle cerimonie: diario di viaggio

Pasqua al Castello delle cerimonie: diario di viaggio

Al grand hotel “La Sonrisa” tra eccessi televisivi e realtà. I Polese, una famiglia di imprenditori maestri dell’accoglienza.

Ultimo aggiornamento: 26 Aprile alle ore 10:00

Non ho mai nascosto di essere una fan – sinceramente appassionata e sociologicamente interessata – del format televisivo “Il Castello delle cerimonie” in onda da anni su Real Time. Prima si chiamava “Il boss delle cerimonie”, fino alla morte del patron Don Antonio Polese, due anni e mezzo fa. La curiosità di vedere se davvero esiste, la voglia di capire “cosa c’è dietro le telecamere” mi ha portata al grand hotel “La Sonrisa” di Sant’Antonio Abate in provincia di Napoli, nella verde cornice dei monti Lattari.

Al Castello, un “luogo-non luogo” unico

Dopo lo sbigottimento iniziale nel vedere tanto sfarzo (dal viale alberato all’immenso parco con giardini, tripudio di fontane, statue e persino l’eliporto interno), varchi la soglia ed entri in un altro mondo. La ridondanza prodotta dal mix di stili, barocco e veneziano, unita alla veracissima tradizione napoletana sono la cifra caratteristica di un luogo-non luogo unico nel suo genere. Il Castello è stato cornice di spettacoli televisivi, film e del festival della canzone napoletana. Di lì sono passati tantissimi personaggi del mondo dello spettacolo, cantanti neomelodici e vip, tutti orgogliosamente ricordati dalla miriade di foto ricordo che tappezzano le sale. Lo spettacolo che si vede in tv è un conto: sono le esagerazioni volute da alcuni committenti (che, evitando ogni imprudente generalizzazione, non rappresentano affatto “tutti i napoletani”), a rendere la cerimonia (che sia matrimonio o compleanno, cresima o anniversario) “papabile” per il format televisivo.

Una famiglia di imprenditori maestri dell’accoglienza

Poi c’è la realtà: una famiglia, i Polese-Giordano (ora le redini del Castello sono saldamente nelle mani della figlia di don Antonio, Donna Imma, e del marito Matteo), di imprenditori super professionali e cordialissimi che hanno fatto dell’accoglienza – l’insegnamento principe di Don Antonio – il core business del loro albergo a cinque stelle. Loro stanno in prima linea – alla reception a darti personalmente un festoso benvenuto chiunque tu sia – accanto al numerosissimo e altrettanto gentilissimo staff (guidato dai volti noti Davide Gaetano il caposala e dal maître Ferdinando Romeo). Tutti insieme tengono vivo il ricordo di Don Antonio Polese, scomparso nel dicembre 2016 a 80 anni. A Don Antonio Polese, per la sua avventura imprenditoriale partendo da umilissime origini, fu conferita una laurea honoris causa in Scienze del Turismo dall’Ordine dei Cavalieri Crociati di Malta.

“Nel nostro Castello trattiamo tutti da re”

L’abc è del Castello è presto spiegato: accoglienza, bellezza e cibo: squisiti e abbondanti i piatti della tradizione partenopea. “Nel nostro albergo trattiamo tutti da re”, recita lo slogan de “La Sorisa”: niente di più vero. Qui si viene viziati e coccolati. Dicono che è solo il loro lavoro, eppure la sensazione è che ci sia qualcosa di più… “E’ la mmaggìa del castello”, spiegano. Il miglior hashtag di viaggio: #sentirsiacasainuncastello.

Arianna Martelli

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