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Dal Burkina Faso per studiare il riso nel Novarese con Terra madre

Dal Burkina Faso per studiare il riso nel Novarese con Terra madre

Il comunicato di Coldiretti Novara.

Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2018 alle ore 10:23

Quattro delegati dal Burkina Faso per studiare il riso nelle campagne novaresi.

Dal Burkina Faso per studiare il riso con Terra madre nel novarese

La notizia è annunciata dalla Coldiretti di Novara: “Nelle giornate di martedì 25 e mercoledì 26 settembre, nell’ambito del progetto “Valorizzazione del presidio del riso rosso di Comoé in Burkina Faso”, i cui partner sono Coldiretti Piemonte, Regione Piemonte e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, nelle province di Novara, Vercelli e Biella sono state visitate diverse realtà risicole, oltre alla Borsa Merci di Vercelli: in particolare, nelle due province di Novara e Vco i partecipanti hanno visitato le aziende agricole Ballasina (Granozzo con Monticello) e Rizzotti (Cascina Fornace, Vespolate). Inoltre hanno assistito a un intervento in aula del tecnico Lorenzo Rolando che ha illustrato la situazione risicola del territorio novarese”.

Il progetto vuole salvaguardare la biodiversità del riso rosso

“Tchira Mahingou è il nome in lingua locale di una varietà di riso rosso coltivata in Burkina Faso e con questo progetto, che Coldiretti Piemonte segue già da anni, si vuole proprio salvaguardarne la sua biodiversità visto che oggi il rischio di estinzione è reale – spiega Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara Vco, unitamente a Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli-Biella e responsabile regionale per il settore riso – tale attività di studio nelle terre del riso per eccellenza, infatti, è finalizzata ad acquisire conoscenze ed elementi utili per migliorare la qualità di questo riso,  a conoscere le modalità di lavorazione e di trasformazione, nonché di valorizzazione e commercializzazione con lo scopo anche di sostenere il ruolo delle donne che in Burkina Faso sono il cuore della vita e dell’economia. Un modo, nello stesso tempo, per far conoscere il prodotto d’eccellenza di queste province della nostra Regione, particolarmente vocate alla risicoltura, che sta vivendo un momento di crisi soprattutto a causa delle importazioni a dazio zero dai Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi)”.

“Basta importazioni che violano i diritti umani”

“Grazie alle coltivazioni di riso nel Novarese, Vercellese e Biellese, il Piemonte – si conclude l’annuncio di Coldiretti – si conferma come la prima regione risicola italiana con i numeri maggiori a livello produttivo con 117 mila ettari, 8 milioni di quintali di produzione e quasi 1900 aziende e non è accettabile, come abbiamo già più volte ribadito, che l’Unione Europea continui a favorire, con le importazioni, la violazione dei diritti umani come avviene per il riso proveniente dalla Birmania, che si colloca tra i principali fornitori asiatici dell’Italia insieme a India, Pakistan, Thailandia e Cambogia”.