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Lavoro

Vicenda Mercatone uno: la vertenza è nell’impasse più totale

Vicenda Mercatone uno: la vertenza è nell’impasse più totale

E' ancora in alto mare la situazione della vertenza Mercatone uno.

Ultimo aggiornamento: 08 Giugno alle ore 09:53

Continuano le proteste in tutta Italia per il caso del fallimento della Shernon holding, proprietaria del marchio Mercatone uno.

La vertenza Mercatone uno è nell’impasse più totale

La vertenza Mercatone uno è finita nell’impasse più totale. Sono trascorsi più di dieci giorni dall’incontro al ministero dello Sviluppo economico tra sindacati e azienda, convocato per affrontare la drammatica situazione, che si è aperta il 24 maggio scorso con la sentenza di fallimento di Shernon holding, società proprietaria del marchio. In quella riunione, il ministro Luigi Di Maio è intervenuto impegnandosi a fare tutto il possibile, e celermente, affinché i 55 punti vendita del gruppo e i 1.860 lavoratori coinvolti ritornassero in capo all’amministrazione straordinaria, per consentire a tutti gli addetti di accedere alla cassa integrazione e dare continuità al loro reddito. Sempre il 24 maggio, il curatore fallimentare ha inviato ai sindacati e ai commissari straordinari la comunicazione formale dello scioglimento del contratto di vendita, con la conseguente restituzione all’amministrazione straordinaria dei punti vendita di Mercatone Uno e dei lavoratori.

Ferma la presa di posizione di Filcams, Fisascat e Uiltucs

Alla luce delle documentazioni e dei documenti già prodotti e degli impegni assunti in sede di confronto al Mise – spiegano i confederali – abbiamo bisogno che si formalizzi il rientro in amministrazione straordinaria. Ogni ulteriore ritardo produce una situazione difficile da gestire, lasciando nello sconforto 1.860 addetti e le loro famiglie, i lavoratori dell’indotto, con inevitabili pesanti problemi anche per i fornitori, i loro dipendenti, i numerosi clienti che si sentono beffati. C’è ora una chiara tabella di marcia che prevede urgentemente: l’attività dell’amministrazione straordinaria; il ripristino delle condizioni contrattuali individuali precedenti, date le gravi inadempienze di Shernon, rispetto al contratto d’acquisto di Mercatone uno; l’attivazione di ammortizzatori sociali per salvaguardare il reddito dei lavoratori; l’apertura dei punti vendita per dare continuità al lavoro dei dipendenti e all’attività di Mercatone uno ed evitare che il marchio perda ulteriore valore e credibilità. C’è bisogno di impegno, trasparenza e discontinuità con quanto avvenuto fino ad oggi e che ha fatto ricadere responsabilità di altri sulle persone che lavorano per Mercatone uno. Il Mise intervenga subito e riconvochi il tavolo di confronto.

Il commento di Luigi Giove, segretario generale Cgil Emilia Romagna

La condizione che stanno vivendo i lavoratori di Mercatone Uno è sintomatica della situazione politica attuale. L’ammissione a una nuova amministrazione straordinaria – spiega il dirigente – è di competenza del Mise ed è l’unica possibilità per dare una prospettiva di salvaguardia occupazionale a più di 1.800 lavoratori, di cui 450 nella nostra regione. Servirebbe un decreto, ma non arriva. In compenso, però, i sono tweet, post, dichiarazioni, lanci d’agenzia, accuse al sindacato di strumentalizzare i lavoratori. C’è un ministro di questo governo, Salvini, che ha scorrazzato in lungo e in largo per l’Emilia Romagna, dicendo che da queste parti cambierà l’aria. Se cambiare significa non governare le crisi, non difendere i posti di lavoro, annunciare e non fare, promettere e non mantenere… beh, non è un cambiamento in meglio. Ma che importa, è pur sempre un cambiamento! D’altra parte, nel frattempo, qualcosa è cambiato. Il nuovo azionista di maggioranza del governo è la Lega (Nord al Nord, nazionalista altrove) e impone le sue priorità. Una su tutte: modificare il Codice degli appalti. Col decreto sbloccacantieri – che di cantieri non ne sblocca nemmeno uno – in compenso, si ritorna al massimo ribasso, agli affidamenti diretti, ai minori controlli, a inferiori tutele per i lavoratori. Sarà più facile l’infiltrazione della criminalità organizzata, saranno più agevoli le corruttele. Non lo dico io, lo dice Raffaele Cantone, che è a capo dell’Anac. Come sempre, saremo al fianco dei lavoratori che rischiano posto e stipendio, così come continueremo a batterci per la legalità e contro lo sfruttamento dentro e fuori dal sistema degli appalti. Difendiamo i protocolli sulla gestione degli appalti pubblici, sottoscritti in questi anni, difenderemo l’occupazione.

 

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