INIZIATIVA L'album delle figurine storiche

Naufragio di Belgirate, la famiglia castellettese dopo la sentenza shock: “Adesso vogliamo giustizia”

Naufragio di Belgirate, la famiglia castellettese dopo la sentenza shock: “Adesso vogliamo giustizia”

La prima sentenza non indica alcun risarcimento per il marinaio castellettese travolto dallo yacht

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile alle ore 07:00

Naufragio di Belgirate:dopo la sentenza shock sui risarcimenti negati al marinaio investito dallo yacht olandese nel 2011, la famiglia annuncia la mobilitazione.

Naufragio di Belgirate: la prima sentenza è una doccia fredda

Reato prescritto. Otto anni dopo il fatto e a poche settimane dalla sentenza di terzo grado, è nuovamente tornato in un’aula di giustizia – ma si è subito “stoppato” – il processo per l’incidente nautico di Belgirate che, il 19 agosto 2011, costò la vita alla 43enne russa Marina Spiridinova. La Corte di Cassazione, come già noto, ha condannato a 1 anno di reclusione l’olandese Jan Keizer per l’omicidio colposo della donna, ma dopo il rinvio dell’udienza dello scorso 10 aprile, causato da un’eccezione sollevata dall’avvocato difensore dell’imputato Giuseppe Russo, il procedimento stralcio di quello principale a carico dell’olandese – questa volta per le lesioni procurate a Moreno Morosini, il 46enne pilota castellettese della piccola imbarcazione che Keizer investì col suo yacht – è ripartito martedì 16 al tribunale di Verbania, davanti al giudice Donatella Banci Buonamici. Nel corso dell’udienza di mercoledì 17 aprile il giudice ha stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Ha, dunque, accolto l’eccezione dell’avvocato Russo, disponendo anche il rinvio degli atti alla procura perché la stessa indaghi in merito alle ragioni che hanno portato al protrarsi del procedimento rimasto davanti al giudice di pace per oltre tre anni, senza alcuna attività.

I fatti: nello scontro in acqua morì una donna

Il grave fatto di cronaca del 2011 scosse il lago Maggiore. Quel giorno l’olandese Jan Keizer, in vacanza in zona con la famiglia, travolse la piccola imbarcazione di Morosini, a bordo del quale c’erano anche Marina Spiridinova, che morì tragicamente nelle acque del Verbano, e due amici. Il processo, si ricorderà, era stato piuttosto lungo e complicato. In un primo momento le indagini avevano, infatti, incredibilmente attribuito la colpa dello scontro a Morosini, e soltanto con il proseguo dell’istruttoria il turista olandese era stato individuato quale responsabile di quell’incidente. Fatto questo confermato in terzo grado, nel marzo del 2019, con la condanna definitiva.

Ora la famiglia castellettese chiede giustizia

“Non è ancora finita, ci batteremo per la verità e per ottenere giustizia per nostro figlio”. Con queste parole Antonio e Franca, i genitori di Moreno Morosini promettono battaglia sulla sentenza di prescrizione pronunciata dal tribunale di Verbania per il reato al quale è collegata la richiesta di risarcimento nei confronti del figlio. “Nello scontro con quel maledetto yacht – dicono i due genitori – nostro figlio ha riportato ferite gravissime. Ha affrontato un percorso di riabilitazione infinito e ora è invalido al 50%. Ha perso il suo lavoro e la possibilità di trovarne un altro nel settore, la nautica, nel quale ha sempre lavorato. Questa sentenza è una vergogna e noi non ci arrenderemo. Tutto si è bloccato perché le carte sono rimaste ferme nel cassetto di un giudice di pace per tre anni e perché pare che non sia stato possibile stabilire ufficialmente il domicilio di Keizer. Ma era un dato facilmente accertabile, tanto che ci siamo riusciti persino noi, senza gli strumenti del tribunale. Inoltre fino a quando non arriveranno le carte della sentenza della Cassazione in Olanda, tradotte in olandese, non avremo un soldo dall’assicurazione del responsabile di quell’incidente. Un incidente che ha rovinato la vita a nostro figlio e per il quale ci auguriamo almeno che possa ricevere un risarcimento che gli permetta di vivere dignitosamente la sua vecchiaia, quando noi non ci saremo più. Abbiamo dato mandato al nostro avvocato perché studi tutti i modi possibili per appellarci a quella sentenza e per continuare la nostra lotta per la giustizia e la verità”.