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Tribunale

Finto cieco aronese: confermata la condanna

Finto cieco aronese: confermata la condanna

Per la legge era cieco, ma per strada guidava la macchina

Ultimo aggiornamento: 12 Luglio alle ore 07:00

Finto cieco aronese: il giudice conferma la condanna per Alessandro Ezio Dell’Acqua.

Finto cieco aronese: la Cassazione condanna Dell’Acqua

Sei anni dopo la sentenza di primo grado, è diventata definitiva la condanna nei confronti del “finto cieco” di Arona, salito alla ribalta delle cronache nazionali per aver truffato lo Stato per una somma considerevole approfittando, appunto, della sua presunta invalidità. Nei confronti del 77enne aronese, ex operaio meccanico, Alessandro Ezio Dell’Acqua, questo il nome e cognome del protagonista di questa storia di cronaca che ha fatto il giro di tutto il Paese, la Cassazione ha confermato la condanna a 2 anni di reclusione emessa nel marzo del 2013 dal tribunale di Verbania e ribadita nel novembre del 2018 dalla Corte di Appello di Torino.

Una truffa nei confronti dello Stato

L’accusa era di truffa ai danni dello Stato. Il caso, si ricorderà, era scoppiato nel 2012, quando dopo lunga attività di indagine, i militari della Guardia di Finanza di Novara avevano scoperto che Dell’Acqua in realtà guidava l’auto: andava a fare la spessa con una minicar, di cui aveva ottenuto il patentino a Domo. Motivo per cui non poteva essere cieco come aveva invece dichiarato, accumulando nel tempo – grazie alla pensione di accompagnamento – un tesoro di circa 160mila euro. Il “giochetto”, poi venuto alla luce (che non riguardava in realtà il solo mettersi alla guida, ma che comportava anche altre azioni di vita quotidiana, condotte senza l’aiuto di nessuno), era durato per ben 18 anni.

L’imputato ha sempre sostenuto di essere guarito parzialmente

Difeso dall’avvocato Mauro Dalla Chiesa, l’aronese ha sempre sostenuto di aver perso la vista a causa di un incidente subìto sul lavoro nel 1994. E se col tempo, almeno in parte, l’aveva poi recuperata, ad accertarsi di ciò – secondo la tesi difensiva – avrebbero dovuto essere gli enti preposti. Insomma, nessuna truffa e, soprattutto, nel momento in cui all’epoca dei fatti aveva fatto domanda per ottenere gli indennizzi dallo Stato, Dell’Acqua sarebbe stato effettivamente cieco totale. Ma primo, secondo e terzo grado di giudizio, dopo sei anni dalla prima comparizione in aula, hanno ribaltato questa versione e la condanna a 2 anni di carcere per truffa ai danni dello Stato è diventata, come detto, definitiva.