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Terribili messaggi

D’uonno condannato per stalking: “L’ultima cosa che farò sarà mandarti all’inferno”

D’uonno condannato per stalking: “L’ultima cosa che farò sarà mandarti all’inferno”

L'uomo aveva sempre negato ogni addebito

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre alle ore 08:00

D’uonno condannato per stalking: “L’ultima cosa che farò sarà mandarti all’inferno”. Il 26 novembre si aprirà il secondo processo a carico dell’uomo per tentato omicidio.

D’Uonno condannato

Due anni e 8 mesi per D’Uonno. E’ finito così, lunedì 7 in tribunale a Vercelli, con questa condanna, superiore di 2 mesi a quanto richiesto dal pm, il processo per stalking a carico di Mario D’Uonno, 53 anni, l’ex guardia giurata che aveva lavorato tra l’altro al Mediaworld di Castelletto, detenuto da 8 mesi e accusato – in altro procedimento – anche di tentato omicidio nei confronti della 49enne Simona Rocca, commessa ed ex collega all’Oviesse di Vercelli.

Le lacrime liberatorie di Simona Rocca

Poco dopo le 15 di lunedì è arrivata la decisione del giudice Paolo De Maria: 2 anni e 8 mesi appunto (il pubblico ministero, Franca Antenucci, nella sua requisitoria aveva chiesto 2 anni e 6 mesi). E con la condanna sono arrivate anche le lacrime, liberatorie, della vittima, Simona Rocca. I fatti al centro di questo processo si riferivano al periodo compreso tra l’ottobre 2017 e il 24 gennaio 2018. A denunciare per stalking D’Uonno, presente in aula e assistito dal legale Enrico Faragona che ne aveva chiesto l’assoluzione e che ora andrà in Appello, era stata Rocca, parte civile rappresentata dagli avvocati Fabio Merlo e Andrea Fontana. I due si erano conosciuti nel 2014 nel centro commerciale vercellese. Lui, secondo l’accusa, aveva via via maturato, una sorte di ossessione nei suoi confronti, tanto che il tentato omicidio dello scorso febbraio sarebbe derivato proprio da questo stato d’animo. Lei, sempre più spaventata dai suoi gesti e dalle sue parole, anche scritte, si era confidata con amici, poi il 24 gennaio dello scorso anno aveva deciso di rivolgersi alle autorità. E così si è arrivati in tribunale. Nelle precedenti udienze erano state ripercorse le tappe del calvario ed erano state ascoltate le dichiarazioni di testimoni che avevano raccontato di una situazione che era precipitata tra i due.

I messaggi dell’uomo alla sua vittima

D’Uonno, lo ricordiamo, ha sempre negato ogni addebito: «Non le ho mai fatto del male». Ha solo ammesso di aver scritto e lasciato un biglietto di insulti sulla macchina di lei. «Volevo solo chiarirmi». Di dominio pubblico, però, una serie di bruttissimi suoi messaggini, o «stati di WhatsApp», come ha specificato il suo avvocato, come a tentare di diminuirne la portata: «Ti sei fatta le ultime ferie, adesso ti farai il viaggio verso l’inferno». Oppure: «Prega per la tua anima perché non avrò pietà». E ancora: «L’ultima cosa che farò sarà mandarti all’inferno».

 

Alessandro Garavaldi