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Commemorazione

Borgo Ticino ricorda Cica a distanza di 10 anni

Borgo Ticino ricorda Cica a distanza di 10 anni

Il paese sarà protagonista di una cerimonia in suo onore

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre alle ore 11:18

Borgo Ticino ricorda la scomparsa del giovane Andrea Celeghin in occasione del decimo anniversario della sua morte.

Borgo Ticino ricorda “Cica”

Sono trascorsi 10 anni da quel maledetto 31 maggio 2009, in quella notte un tragico incidente, a Comignago, ha spezzato la vita di Andrea Celeghin. Con lui, nell’auto, altri tre giovani del territorio che rimasero feriti. Il sorriso del giovane borgoticinese, classe 1983, vive nei ricordi di chi lo ha amato e di chi, semplicemente, ha avuto la fortuna di conoscerlo. A detta di tutti, “Cica”, era davvero un “ragazzo d’oro”.

Il ricordo dei famigliari

A raccontare di lui, pochi mesi dopo il 10° anniversario dalla sua prematura scomparsa, mamma Rosina, papà Venerino e il fratello minore Alessio. “Andrea era solare, allegro, giocherellone, un amicone di tutti – dice la famiglia – amava la vita, si percepiva la sua intensa voglia di vivere. Lui era un buono, aveva un sorriso per tutti”. Celeghin, si dava molto da fare, era un gran lavoratore, era dipendente di un’azienda di muletti di Borgo Ticino e alla sera consegnava le pizze sempre per un locale del paese. “Ed ora è tra le vie del cielo che riecheggia quell’inconfondibile rombo del motore”, è la scritta incisa all’interno della cappella, al cimitero, con i suoi colori preferiti, blu e bianco. «Andrea viveva delle sue passioni, come la sua amata “Honda civic” bianca, a cui dedicava molto del suo tempo – continuano i genitori – abbiamo ancora la sua auto in garage, è difficile per noi “lasciarla andare”, separarsene”. Al borgoticinese piacevano le macchine, era tifoso del Milan e adorava il suo cane, un pitbull di nome Shack.

A Boca una cerimonia in suo onore

Ma “Cica” c’era sempre anche per i suoi amici, cresciuto in via Montessori insieme agli altri “ragazzi dello stop”, gruppo numeroso di giovani residenti in quella zona del paese, i quali hanno fatto diventare un segnale stradale un punto di riferimento, un luogo di incontro, dove trascorrere spensierati i pomeriggi e le calde sere d’estate. In tutti loro vive ancora il ricordo dell’amico scomparso. “Quel maledetto giorno si è trovato nel momento e nel posto sbagliato, da lì tutto è cambiato – spiega il padre Venerino – non è più come prima, e non lo sarà mai. E’ un dolore quotidiano, che sopportiamo giorno dopo giorno. Noi siamo forti, come lo era Andrea, ma lui non c’è più. Hai sempre la sensazione che manca qualcuno, la casa è vuota senza di lui, portava sempre allegria tra queste mura”. Non si riesce a farsene una ragione della morte di un figlio, una sofferenza che non si augurerebbe a nessun genitore. “E’ un dolore che la gente da fuori non può vedere, è dentro di noi, è una ferita che non si rimarginerà mai – aggiunge la madre Rosina – non c’è giorno che non chiedo al Signore il “perché”. “perché mio figlio?”, “perché non ha salvato anche lui insieme agli altri ragazzi?”. Ormai sono più di 10 anni che aspetto delle risposte alle mie domande, chi potrebbe darmele, forse, non lo farà mai. E non è giusto. Mio figlio non meritava tutto ciò, anche lui avrebbe dovuto avere una vita lunga e felice». Andrea era molto legato alla sua famiglia. «Amava ancora venire in vacanza con noi in Calabria, origini di cui era molto orgoglioso – raccontano i genitori – insieme a lui avevamo un progetto, comprare lì una casa, e così noi abbiamo fatto recentemente, una promessa che abbiamo mantenuto, in sua memoria. All’interno vi è una sua foto, è come se fosse lì con noi”. Al Santuario di Boca, venerdì 1 novembre, alle 21, sarà celebrata una messa commemorativa per “Cica”.

 

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