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Una via di Novara intitolata a Roberto Moroni

Una via di Novara intitolata a Roberto Moroni

Giovedì mattina la cerimonia di intitolazione all'architetto e critico d'arte.

Ultimo aggiornamento: 29 Marzo alle ore 19:20

Una via novarese porterà il nome di Roberto Moroni, architetto, critico d’arte, musicista, docente e collaboratore del “Corriere di Novara”.

E’ il viale che unisce largo Bellini a viale Turati

Moroni Roberto

Alle 11 del 4 aprile si terrà la cerimonia di intitolazione di viale Roberto Moroni, in ricordo del noto architetto e critico d’arte novarese scomparso nel 2008 a 52 anni. “L’intitolazione – annuncia l’assessore alla Cura della città Federico Perugini – giunge a seguito della richiesta fatta all’Amministrazione comunale da parte di un gruppo di amici (tra i quali il giornalista e scrittore Gianni Dal Bello, che, insieme con Moroni, faceva parte della compagnia teatrale novarese “Veja Masca”, ndr) che hanno tra l’altro raccolto numerose firme di concittadini che hanno condiviso questa iniziativa. Il luogo scelto per ricordare l’architetto Moroni è quello che congiunge largo Bellini con viale Turati”.

Oltre agli amici, alla moglie, ai famigliari e agli amici della “Veja Masca” interverranno don Carlo Scaciga e una rappresentanza di insegnanti e studenti del Liceo artistico “Casorati”, del quale Roberto Moroni era stato per anni insegnante e  dirigente scolastico.

Laureato in Architettura con una tesi su Alessandro Antonelli, fabbricere della Fabbrica Lapidea, Moroni era noto per la sua attività di critico d’arte (anche per testate locali), di curatore di mostre e per i contributi a importanti pubblicazioni come “Il Secolo di Antonelli”, “Atti del convegno sul vescovo Bascapè”, Catalogo della mostra organizzata dal Comune di Novara “Artisti Cechi” (Arengo del Broletto), “Segni e tracce dell’architettura romanica nel novarese”. Nel maggio 1982, insieme con la “Veja Masca” ha composto la canzone “Trovale un nome” selezionata per diventare l’inno alla pace in una grande manifestazione al Palaeur di Roma, eseguendola in quell’occasione davanti a un pubblico di quindicimila persone alla presenza di papa Giovanni Paolo II. Dal 1991 al 1993 aveva fatto parte della Consulta per la Cultura del Comune di Novara.