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Quando è indicato il trattamento in camera iperbarica?

Quando è indicato il trattamento in camera iperbarica?

Scopriamolo con il Dr. Andrea Giovanniello, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica della Casa di Cura I Cedri

Ultimo aggiornamento: 25 Marzo alle ore 11:57

In Habilita Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese (No) è presente una camera iperbarica di cui spesso si sente parlare per i casi di persone intossicate a causa di incendi o di fonti di riscaldamento malfunzionanti e poi sottoposte a trattamenti di ossigeno terapia. Il responsabile del servizio di Medicina Iperbarica della Casa di Cura I Cedri, il Dr. Andrea Giovanniello, spiega che «gli interventi in regime d’emergenza sono quelli che giocano un ruolo preponderante quando si parla di indicazione per un trattamento in camera iperbarica. Mi riferisco in particolar modo ai pazienti vittime di un’intossicazione da monossido di carbonio, oppure della patologia da decompressione del subacqueo. Altre patologie trattate spesso in emergenza sono le infezioni necrosanti progressive (come la fascite necrotizzante e la gangrena gassosa), la sindrome compartimentale e la ischemia traumatica acuta. A queste è però necessario aggiungere tutta una serie di patologie croniche che giovano dell’ossigeno terapia iperbarica. A partire dal luglio del 2016 la camera iperbarica di Habilita Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese è stata ufficialmente accreditata per il trattamento di una serie di patologie come la osteomielite cronica refrattaria, vale a dire un’infezione dell’osso recidiva dopo un lungo trattamento antibiotico e dopo una o più revisioni chirurgiche della lesione stessa, le lesioni radionecrotiche che sono sostanzialmente gli esiti a più livelli anatomici (un livello tipico è l’osteoradionecrosi della mandibola) del trattamento radiante che spesso viene utilizzato in forma neoadiuvante o adiuvante rispetto alla chemioterapia nei pazienti oncologici».

Dr. Andrea Giovanniello, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica della Casa di Cura I Cedri

Esistono altri campi di applicazione della medicina iperbarica?

«Certamente – prosegue il Dr. Giovanniello –. Possiamo citare ad esempio le ulcere a lenta guarigione sia nel paziente diabetico (e qui si può aprire il capitolo del “piede diabetico”) sia nel paziente non diabetico. In questo l’ossigeno terapia iperbarica permette di ottenere un importante beneficio in quanto tende a demarcare la zona di lesione e a favorire il processo di cicatrizzazione grazie all’azione batteriostatica e battericida e la copertura delle eventuali sovrainfezioni. Un altro quadro che trattiamo è quello della osteonecrosi asettica che provoca un impoverimento del quantitativo scheletrico non dovuto a forme infettive, ma ipossico ischemiche (tipica, in questo gruppo di patologie è l’osteonecrosi del femore). Si tratta di problematiche che, se trattate per tempo, rispondono molto bene all’ossigeno terapia iperbarica.
Esiste oggi un ampio campo di ricerca su questo tipo di patologia: si è infatti riusciti a determinare quali sono le molecole che vengono attivate nel corso del trattamento di ossigeno terapia. Un’altra patologia statisticamente rilevante è l’ipoacusia, o sordità acuta improvvisa. Si tratta di una riduzione improvvisa della soglia uditiva mono o bi-laterale e, anche questa, nell’ipotesi di un danno ipossico ischemico dell’orecchio interno, che è l’organo deputato alla percezione dell’udito, ben risponde, se presa per tempo, all’ossigeno terapia iperbarica. Un ultimo campo di applicazione previsto dalla Regione Piemonte è quello degli innesti cutanei e dei lembi muscolo cutanei compromessi. Queste sono tutte le patologie che la Regione ci consente di trattare in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)».

Per avere i primi risultati quanto tempo è necessario attendere?

«I cicli di ossigeno terapia – spiega il Dr. Giovanniello – sono cicli potenzialmente anche molto lunghi. Solitamente si va da un quantitativo che è compreso tra le 10 e le 20 sedute per l’ipoacusia improvvisa, fino a trattamenti ben più lunghi per le ulcere a lenta guarigione (almeno 30 trattamenti), o per le osteonecrosi asettiche o le forme radionecrotiche dove sono prevista anche 60 sedute solitamente divise in due cicli distinti. I benefici cominciano precocemente, ma si possono valutare effettivamente solo a distanza. Inoltre tengo a precisare che è fondamentale un approccio multidisciplinare: ciò significa che il paziente entra in un percorso che prevede l’ossigeno terapia iperbarica, ma che assolutamente non deve venire meno l’apporto della altre figure professionali che hanno in carico il paziente. Mi riferisco al chirurgo vascolare o al vulnologo per le ulcere, all’otorinolaringoiatra per l’ipoacusia, all’ortopedico per l’osteonecrosi asettica oppure l’infettivologo per l’osteomielite cronica refrattaria: è un approccio che prevede una partecipazione all’interno di un percorso multidisciplinare dove al centro c’è il paziente».

Oggi com’è percepita la medicina iperbarica?

«Purtroppo oggi si registra ancora un po’ di reticenza culturale ad accettare questo tipo di terapia nell’ambito di un percorso che invece è ben tracciato. Ricordiamo – conclude il Dr. Giovanniello – che l’ossigeno terapia iperbarica rientra all’interno dei Livelli Essenziali d’Assistenza, è una branca specialistica che ha società scientifiche alle sue spalle assolutamente validate sia a livello nazionale che internazionale.
Purtroppo è ancora una medicina di nicchia che ha bisogno di un po’ di spinta formativa e informativa non solo per l’opinione pubblica, ma anche, e soprattutto, per i colleghi a partire dai medici di medicina generale fino agli specialisti. È questo lo sforzo che stiamo cercando di mettere in atto in questo periodo storico: vogliamo farci conoscere mettendo in evidenza quello che è il razionale scientifico che sta alla base di questo tipo di terapia che ha alla base la somministrazione di un farmaco, l’ossigeno, in un ambiente iperbarico, vale a dire con una pressione maggiore rispetto a quella alla quale solitamente viviamo. Ad oggi, però, c’è ancora un po’ di strada da fare».

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