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Habilita Casa di Cura I Cedri: nuova metodica per le fratture composte

A parlarcene è il Dr. Orengo.

Ultimo aggiornamento: 29 Maggio alle ore 11:07


Nei casi di fratture composte provocate da cedimenti nei pazienti che soffrono di osteoporosi, che seguono terapie a base di cortisone, oppure a causa di carico eccessivo, c’è oggi la possibilità di un nuovo trattamento che riduce notevolmente i tempi di recupero e che garantisce un recupero completo dell’arto interessato.

Nuovo sistema per il trattamento delle fratture composte: “Subchondroplasty”

Si tratta di un nuovo sistema per il trattamento delle fratture composte intraspongiose del collo del femore, oppure per edemi della spongiosa resistenti ai trattamenti farmacologici, fisici e applicativi: il suo nome è “Subchondroplasty”. Solitamente rientrano in questa casistica i pazienti di età media o medio-avanzata.

Parliamo di fratture che vengono individuate soltanto dopo essersi sottoposti ad esami diagnostici come la TAC o la Risonanza Magnetica. In questi casi è quindi possibile programmare con qualche giorno d’anticipo un intervento. A illustrare meglio questa particolare tecnica d’intervento è il Dr. Gianfranco Orengo, chirurgo ortopedico di Habilita Casa di Cura Villa Igea di Acqui Terme (Al).

“Questo sistema è già affermato negli Stati Uniti, mentre in Italia è stato introdotto soltanto di recente. Ad oggi viene utilizzato prevalentemente per il ginocchio e, in misura minore, per l’anca. Parliamo di un trattamento che nel nostro paese non è ancora molto diffuso, ma che ha grandi potenzialità”.

Lei come l’ha conosciuto?

“Io recentemente avevo chiesto una documentazione sulla Subchondroplasty – prosegue il Dr. Orengo –. Il giorno in cui mi hanno presentato i dati e le indicazioni previste per questo sistema, per una particolare coincidenza, ho visitato una paziente che presentava proprio le condizioni ideali per essere sottoposta ad un intervento con questa tecnica. Insieme agli ingegneri della casa di produzione del trattamento abbiamo quindi illustrato alla paziente la nuova metodica. La signora si è detta d’accordo e abbiamo quindi deciso di intraprendere questa strada. A distanza di 5 giorni dall’intervento la paziente è già rientrata a casa, appoggia la gamba e cammina utilizzando le stampelle”.

In concreto in che cosa consiste questa procedura?

“In sostanza, grazie all’utilizzo di una sonda, viene iniettato all’interno del collo e della testa del femore del fosfato tricalcico allo stato liquido che, a temperatura corporea, si consolida nel giro di pochi minuti”.

Quali sono i vantaggi che si hanno grazie alla Subchondroplasty?

“Innanzitutto si ottiene immediatamente una maggior resistenza meccanica, con la possibilità di concedere un carico precoce, una maggiore resistenza dell’osso e una notevole accelerazione dei tempi di convalescenza”.

Quali sono i requisiti necessari per essere sottoposti a questo trattamento?

“È necessaria una documentazione strumentale adeguata, un’età relativamente giovane (la paziente di cui abbiamo parlato in precedenza aveva superato da poco i 60 anni), l’assenza di fissurazioni nella frattura e altre indicazioni specifiche un po’ più tecniche. Certo, non parliamo di una metodica applicabile a chiunque, ma c’è comunque un ampio spazio di utilizzo sia per l’anca che per il ginocchio”.

È quindi soddisfatto dell’esito dell’intervento che ha compiuto?

“Decisamente soddisfatto. Ci tengo a sottolineare che abbiamo praticato un’incisione di circa un centimetro e mezzo e abbiamo utilizzato anche due viti canulate per garantire una maggiore resistenza meccanica. Ciò è stato possibile grazie alla compatibilità del liquido già solidificato che avevamo iniettato con il materiale di cui sono composte le viti. Abbiamo quindi affiancato una tecnica consolidata ad una metodica nuova”.

Quanto è efficace questo nuovo trattamento?

“Nella metodica tradizionale – conclude il Dr. Orengo – le possibilità di insuccesso sono più elevate rispetto a quelle che si hanno con questo nuovo sistema”.