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Danni cinghiali: “Agire con caccia e esche sterilizzanti”

Danni cinghiali: “Agire con caccia e esche sterilizzanti”

"Troppi ungulati, danno per agricoltura e pericolo sulle strade. Esempio virtuoso dalla Val d'Ossola".

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto alle ore 10:30

Danni cinghiali, Uncem con Coldiretti e le associazioni di categoria: “Troppi ungulati, danno per agricoltura e pericolo sulle strade. Agire con caccia di selezione ed esche sterilizzanti“.

Danni cinghiali, Uncem: “Uscire dalla contrapposizione tra animalisti e cacciatori”

Troppi, in continua crescita, danni per l’agricoltura. Troppi incidenti sulle strade. Uncem sta con Coldiretti e con le altre associazioni di categoria. “I cinghiali sono troppi. Una emergenza seria in Piemonte e non solo. Bene hanno fatto gli assessori regionali alla Montagna Carosso e all’Agricoltura Protopapa a incontrare già nelle scorse settimane gli agricoltori e ad annunciare opportuni interventi. Servono risorse  e precise strategie. L’incidente mortale sulla tangenziale di Alba è solo l’ultimo. Ma l’elenco è destinato ad allungarsi. Per questo, secondo Uncem, occorre limitare la proliferazione in accordo con gli Ambiti territoriali di caccia, i comparti e le associazioni dei cacciatori. Uscire dalla contrapposizione tra animalisti e cacciatori è decisivo. A questo devono puntare le Istituzioni, in primis la Regione. Per troppo tempo, nel cercare di risolvere il problema, le due parti si sono arroccate su posizioni opposte. Pensare a esche alimentari con sterilizzanti all’interno è un fronte di ricerca applicata attuale già sperimentata”.

Esempio virtuoso dalla Val d’Ossola

C’è poi, secondo Uncem, “un modo alternativo per tenere sotto controllo il numero di cinghiali, il cui incremento annuo arriva al 200 per cento con una popolazione talmente in espansione da sconfinare ormai in città. L’esempio virtuoso arriva dalla Val d’Ossola. Al lavoro c’è un team di ricercatori dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e dallo Studio AlpVet. C’è un comprensorio alpino (l’Ossola Nord, 72 mila ettari) dove la caccia in battuta è vietata. Ma i cinghiali ci sono. E creano danni alle colture. Con un lavoro coordinato tra agricoltori, guardie provinciali e cacciatori, promosso fin dal 1996 dal tecnico faunistico Luca Rotelli, si sono ottenuti risultati straordinari di contenimento della specie, senza stragi indiscriminate di animali. Lo strumento è stata la caccia di selezione. È un tipo di attività venatoria del tutto diversa da quella che prevede la battuta. Si pratica in solitaria o insieme con un accompagnatore, senza cani e prevede il prelievo solo di capi con caratteristiche precise per sesso, età, eventuali problemi di salute, scelti sulla base di censimenti e piani faunistici. È lo stesso tipo di caccia che si pratica per il capriolo, il cervo e il camoscio. E per la quale i cacciatori devono seguire corsi con severi esami finali. A quel punto saranno in grado di individuare tutte le caratteristiche dell’animale prima di sparare. Si spara quando l’animale è fermo, a distanze anche notevoli, con un colpo solo e dopo aver osservato l’animale attraverso ottiche di precisione. Il rischio incidenti è, praticamente, zero. In Val d’Ossola il metodo ha portato alla creazione di una rete capillare di cacciatori volontari che hanno cominciato a collaborare con le forze di polizia per ridurre il numero di cinghiali e i loro danni”.

Protopapa: «Conseguenza di anni di immobilismo»

«Da tempo sosteniamo che il contenimento della fauna selvatica non sia solo un problema di danno alle colture agricole, ma anche di rischio per la sicurezza umana – sottolinea l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Marco Protopapa -. L’incidente di Alba, pagato con il prezzo di una vita, ha concretizzato in modo drammatico i nostri timori. È la conseguenza di anni di immobilismo in cui si è sottovalutata la situazione. Uno dei primi atti della Giunta a fine giugno, appena ci siamo insediati, è stato proprio lo sblocco del piano di contenimento fermo da tempo, ma non basta. Il presidente Cirio chiederà ai prefetti di tutto il territorio regionale di convocare una seduta del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica specifico su questo tema per affrontare il problema in modo più strutturale. Serve un piano di emergenza straordinario che ci permetta di contenere il fenomeno».

l.c.