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Atteso "Big one"

Arriverà la tempesta magnetica del secolo (ma non sappiamo quando)

Arriverà la tempesta magnetica del secolo (ma non sappiamo quando)

Appello di fisici all'Ue: "Non si tratta di fare catastrofismo, ma di aumentare consapevolezza e preparazione".

Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre alle ore 16:52

In questi casi non è mai chiarissimo il perché, ma il tema oggi è salito prepotentemente nelle ricerche in Rete e in molti l’hanno ripreso con titoli roboanti del tipo “Tempesta magnetica in arrivo sull’Europa: a rischio cellulari, tv e reti WiFi”. Allora è vero, gli esperti attendono un “big one” che tuttavia non si sa assolutamente quando potrà verificarsi: potrebbe essere domani come fra mesi. Il punto, semmai, è esserne consapevoli, ed essere preparati.

Rischio tempeste geomagnetiche

Sul Journal of Space Weather and Space Climate è stato pubblicato un appello all’Ue e ai suoi Stati membri da parte di un comitato di esperti di meteo dello spazio, del quale fa parte anche il fisico italiano Mauro Messerotti, dell’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e università di Trieste.

“Le tempeste geomagnetiche si possono verificare in qualsiasi fase del ciclo di attività solare – spiega Messerotti al gruppo editoriale Netweek – La casistica indica che quelle estreme verificatesi nel passato si sono verificate proprio nella fase ascendente o più spesso in quella discendente, come pubblicati nella letteratura scientifica. Gli eventi estremi sono stati relativamente pochi, ma proprio per questo gli specialisti si aspettano un “big one”, il cui accadimento non siamo in grado di prevedere, ma per il quale dobbiamo assolutamente essere consapevoli e preparati, data la sempre maggior dipendenza della società dai sistemi spaziali e da quelli terrestri che ne subirebbero effetti disastrosi”.

Atteso “big one”, ma non si sa quando

Il Sole infatti può emettere nubi di particelle ad alta energia che se colpiscono la Terra possono causare tempeste geomagnetiche. In eventi estremi, possono essere altamente distruttive, causando danni a satelliti, reti elettriche, problemi nelle comunicazioni radio (compresi i cellulari) e nella navigazione Gps.

Non si tratta di fare catastrofismo, ma di aumentare consapevolezza e preparazione in modo coordinato. La teoria del rischio insegna che un evento di bassa probabilità ma con esiti catastrofici non può mai venir trascurato. A questo proposito abbiamo precise indicazioni dal passato, perché esistono le evidenze nei radionuclidi delle carote di ghiaccio che tempeste spaziali intense anche 4 o 5 volte quelle estreme occorse in epoca moderna si sono verificate. In Europa c’è bisogno di una regia unica e di finanziamenti su base continuativa, c’è bisogno inoltre di approfondire la ricerca in quest’ambito; di migliorare i modelli che consentono di descrivere e prevedere le tempeste geomagnetiche; di definire una rete per future osservazioni meteorologiche spaziali, anche supportando missioni spaziali di prossima generazione; migliorare la valutazione dei rischi a livello nazionale ed europeo”.

 

daniele.pirola@netweek.it