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Versace, la t-shirt contestata in Cina

Versace, la t-shirt contestata in Cina

Nomi di città con la nazione di appartenenza sbagliata apparivano sulla maglietta venduta nel Paese.

Ultimo aggiornamento: 12 Agosto alle ore 10:30

E’ una t-shirt: dopo lo spot pubblicitario di Dolce & Gabbana – la bufera si scatenò nel novembre 2018 – una nuova polemica esplode in Cina per una casa di moda italiana. Donatella Versace si scusa pubblicamente.

Versace, la t-shirt che fa discutere in Cina

I media cinesi – riferisce Ansa – hanno denunciato che su una t-shirt venduta da Versace nel Paese apparivano nomi di città con la nazione di appartenenza sbagliata. Nella maglietta erano stampati i nomi di varie città, tra cui capitali e altre grandi città europee e americane, con accanto la loro nazione di appartenenza. Macao e Hong Kong erano però indicati come stati indipendenti, nonostante alla fine degli anni ’90 le ex colonie europee siano tornate alla Cina. Sui social Versace è stata accusata di attentare alla sovranità nazionale. Versace ha fatto sapere di aver ritirato le magliette dai negozi il 24 luglio scorso e di averle poi distrutte.

“Mi dispiace profondamente per lo sfortunato recente errore che è stato fatto dalla nostra azienda e che è attualmente in discussione su vari social media – scrive Donatella Versace sul profilo Facebook dell’azienda -. Non ho mai voluto mancare di rispetto alla sovranità Nazionale della Cina ed è per questo che ho voluto chiedere personalmente scusa per tale imprecisione e per ogni problema causato”. L’azienda, inoltre, fa sapere che sta verificando “le azioni per migliorare il modo in cui operiamo giorno dopo giorno per diventare sempre più coscienziosi e consapevoli”.

Lo scorso autunno la “bufera cinese” aveva travolto Dolce e Gabbana

Era il novembre 2018 quando gli stilisti siciliani Dolce & Gabbana erano finiti nella bufera in Cina per uno spot ritenuto offensivo, che aveva portato alle scuse dell’azienda e all’annullamento di alcune sfilate. Gli sport proposti erano stati accusati di razzismo e messaggi offensivi con contenuti stereotipati nei confronti della Cina.