Crisi idrica

Accordo sul Lago Maggiore, Confeuro: non basta per la siccità

Dalla Svizzera 5 metri cubi al secondo destinati al bacino, mentre Andrea Tiso invoca investimenti duraturi

Accordo sul Lago Maggiore, Confeuro: non basta per la siccità

Il 21 agosto 2026 l’organo bilaterale tra Italia e Svizzera si è riunito per affrontare la grave emergenza legata alla disponibilità di acqua. Al termine dell’incontro è stato raggiunto un accordo che prevede l’erogazione, da parte svizzera, di 5 metri cubi al secondo aggiuntivi destinati al Lago Maggiore.

Un sostegno per le colture

La misura potrebbe contribuire a contenere gli effetti della scarsità d’acqua sulle coltivazioni stagionali. Secondo Confeuro, tuttavia, l’apporto aggiuntivo non è sufficiente a risolvere una situazione che interessa ormai in modo strutturale agricoltori e territori.

Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro-Confederazione Agricoltori Europei, ha definito l’intesa un intervento utile, sottolineando però che il suo stesso contenuto evidenzia la difficoltà del sistema idrico. I volumi ottenuti attraverso il negoziato internazionale, ha osservato, possono aiutare a mantenere in vita le colture per pochi giorni, ma un periodo limitato non può sostituire una strategia complessiva.

Le richieste per il lungo periodo

La confederazione richiama le conseguenze della crisi in corso: la risalita del cuneo salino nel Po, i rischi per la coltivazione del mais in assenza di irrigazione e l’aumento delle temperature marine. In questo quadro, Confeuro chiede interventi concreti e duraturi per rafforzare la capacità di gestione della risorsa.

Tra le priorità indicate figurano il finanziamento e la realizzazione del Piano Invasi, l’accelerazione del riuso delle acque reflue depurate e la riduzione delle perdite nelle reti. Tiso sollecita inoltre la piena attuazione della strategia europea sulla resilienza idrica.

Per il presidente dell’organizzazione, non è più sufficiente intervenire soltanto quando l’emergenza si manifesta. L’acqua, sostiene, deve diventare una priorità nazionale attraverso una programmazione capace di coordinare agricoltura, ambiente, infrastrutture e tutela dei territori, con investimenti, tempi certi e una governance efficace. La disponibilità della risorsa, conclude, incide sul futuro delle produzioni, delle imprese agricole e della sicurezza alimentare.