Testimonianza

Paolo Picchio ricorda Carolina e lancia l’allarme sul cyberbullismo

A Borgomanero, il genitore della quattordicenne ha affrontato prevenzione, affettività e rischi della rete.

Paolo Picchio ricorda Carolina e lancia l’allarme sul cyberbullismo

Paolo Picchio, padre di Carolina, ha raccontato la vicenda della figlia durante il meeting del Lions Club Borgomanero Host, nella serata di giovedì 8 ottobre. Carolina si tolse la vita a 14 anni nel 2013, dopo essere stata vittima di cyberbullismo. Nel corso dell’incontro, il padre ha ripercorso il dolore seguito alla tragedia e il percorso intrapreso per trasformare quella perdita in un messaggio rivolto a famiglie, ragazzi e istituzioni.

Dal dramma alla prevenzione

Al centro del racconto ci sono stati i momenti vissuti dopo una festa tra amici, la molestia subita dalla ragazza da parte di un gruppo di cinque adolescenti e la diffusione di un filmato sui social network. Picchio ha ricordato anche la lettera lasciata dalla figlia, nella quale Carolina sottolineava che le parole possono fare più male delle botte e chiedeva maggiore sensibilità a chi aveva partecipato alla diffusione del video.

Dopo la morte della figlia, Paolo Picchio si è impegnato perché quel messaggio non rimanesse inascoltato. Da questo percorso è nata la Fondazione Carolina, oggi attiva in diverse città italiane, da Milano a Palermo, con specialisti tra cui psicologi ed educatori impegnati a seguire i giovani coinvolti in situazioni di cyberbullismo. Nel racconto è stato ricordato anche l’iter giudiziario della vicenda: cinque ragazzi sono stati condannati in quello che viene indicato come il primo processo italiano per cyberbullismo.

Il rapporto tra genitori e figli

Picchio ha collegato il tema della violenza online al rapporto quotidiano tra adulti e adolescenti. Tra gli esempi citati durante la serata c’è quello di un tredicenne che, utilizzando l’intelligenza artificiale, si è creato una fidanzata virtuale costruita secondo l’immagine presente nella sua mente. Un comportamento che, secondo il padre di Carolina, mostra i rischi di un mondo digitale capace di sostituire relazioni e confronti reali.

Da qui l’invito rivolto ai genitori a non affidare i figli ai telefonini come soluzione per ottenere tranquillità, ma a cercare di comprendere le loro esigenze affettive. Abbracci e dialogo sono stati indicati come strumenti essenziali per ricostruire una vicinanza spesso indebolita dall’uso dei social. Picchio ha ricordato che Carolina aveva hobby, sport e amici, ma che dopo l’aggressione subita non riuscì a trovare una via d’uscita.

Il messaggio conclusivo ha riguardato quindi la necessità di accompagnare i giovani, riconoscere i segnali di disagio e affrontare il rapporto con la rete senza lasciare soli né i ragazzi né le famiglie. L’obiettivo, ha spiegato Picchio, è lavorare sull’affettività e sulla fisicità in una società nella quale genitori e figli rischiano di comunicare sempre meno.